Una suggestiva immagine della Biblioteca Vaticana
Biblioteca Vaticana,
i tesori si salvano così
17 luglio 2017
Lusinghiera l'attività del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
In calo i furti d’arte
ma aumentano i falsi
27 luglio 2017

San Vito alla Rivera, colpita
mille volte e sempre risorta

Terminati i lavori di consolidamento

In giugno ha riaperto le porte agli aquilani, dopo un doppio intervento di consolidamento e restauro costato complessivamente 800mila euro, parte dei fondi Cipe. Rinnovata l’impiantistica dell’intero complesso, ora pienamente accessibile anche alle persone affette da disabilità

di Lorenzo Pedrini

“Scaccia scaccia satanasso / scaccia il Diavolo che ti passo / scaccia il male che c’ho dentro e non sto fermo”. Così l’istrionico Vinicio Capossela, nei versi incalzanti de ‘Il ballo di San Vito’, esorcizzava l’oscuro terrore che la malattia insinuava nel cuore dei contadini meridionali. Vito, del resto, martire siciliano dalla biografia oscura, vissuto ai tempi delle persecuzioni anticristiane di Diocleziano e, nella leggenda, condannato a morte dall’imperatore stesso, è da sempre strettamente legato, nei culti a lui dedicati e nei poteri attribuiti alla sua protezione, alla danza frenetica, al movimento spasmodico e ai tremori.

Non è un caso, allora, che lo si sia invocato per secoli, non solo come patrono dei danzatori, laddove la terra stessa, a cadenza tristemente regolare, non ha mai smesso di tremare. E’ questo il caso, fra i molti angoli d’Italia dove la potenza divina scuoteva senza sosta l’esistenza dei credenti, di una comunità piagata e orgogliosa e di uno dei suoi più antichi santuari.

L’Aquila, infatti, che dal 2009 sta rimettendo insieme i suoi pezzi più preziosi, ha visto tornare alla luce pochi giorni fa la chiesa di San Vito alla Rivera, sorta nel tempo della definitiva fondazione, nel XIII secolo, della città stessa, rasa al suolo nel 1259 da quel Manfredi di Svevia che, secondo Dante, “biondo era e bello e di gentile aspetto”.


LE 99 CANNELLE – L’edificio romanico che in un  centinaio di anni trovò la sua definitiva sistemazione, poi, fu ampiamente rimaneggiato durante gli interventi urbanistici del XVI e XVII secolo, con  l’ampliamento dell’attigua Fontana delle 99 cannelle e la costruzione dell’ospedale e del convento del Fatebenefratelli, per affrontare, nel 1703, una nuova catastrofe. San Vito alla Rivera, tragicamente, fu spazzata via da un grande terremoto e, riedificata dalle fondamenta: era questa volta giunta intatta fino a otto anni fa, quando una Natura inclemente l’ha colpita di nuovo, spezzandone quasi in due l’elegante facciata.

DOPPIO CONSOLIDAMENTO – Tornato già alla vita una volta, però, questo simbolo di devozione ha avuto la capacità di farlo ancora e, in giugno, ha riaperto le porte agli aquilani, dopo un doppio intervento di consolidamento e restauro costato complessivamente 800mila euro, parte dei fondi Cipe. Una prima tranche di lavori era stata ultimata nel maggio del 2014 e aveva coinvolto lo scheletro della struttura e la sua parte antistante, con la meridiana centrale che era crollata, e il portale, provato dal tempo al pari della lunetta dipinta che lo sovrasta.

Una seconda fase, invece, terminata da poco, ha interessato l’area della Canonica, che ha ora ritrovato la propria solidità strutturale, e ha rinnovato l’impiantistica dell’intero complesso, ora pienamente accessibile anche alle persone affette da disabilità.

L’inizio del terzo capitolo di questo romanzo travagliato, come nel più lieto dei finali, è giunto proprio nei giorni della festa di San Vito, quello che sta al fianco di chi trema ma, per fortuna, non si arrende.

© riproduzione riservata