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Il risveglio di
Palazzo Re Enzo

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Bologna, cambio look per lo storico Palazzo Re Enzo. Si prevedono ritocchi a marmi, legni e cornicioni oltre che all’esterno dell’edificio. Il comune di Bologna ha investito 1 milione di euro per la durata complessiva di un anno.

di Lorenzo Pedrini

Di solito i nobili palazzi che adornano le città italiane portano il nome delle potenti famiglie che li edificarono, o, nel caso degli edifici pubblici, quello della funzione che ricoprivano.

Fra le sontuose dimore dei Farnese, dei Visconti e dei Medici, però, e tra i tanti palazzi dei Banchi, della Zecca e dei Notai, sulla piazza Nettuno di Bologna se ne affaccia uno che ricorda, singolarmente, il più illustre dei prigionieri che lo abitarono: re Enzo di Sardegna.

Figlio dell’imperatore sacro e romano Federico II, quello stupor mundi che rinverdì, per una breve stagione, i fasti del regno del nonno, Federico “Barbarossa”, Heinz von Hohenstaufen fu infatti catturato dai bolognesi durante la vittoriosa battaglia di Fossalta, nel 1249, e tradotto fra le mura che ne furono la dimora fino al termine dei suoi giorni.

Una gabbia infrangibile, per quanto dorata, che fece da sfondo silente agli ultimi 23 anni di vita di una figura divenuta mitica, ostaggio prezioso di una città che lo trattò da sconfitto senza mancare di riservargli onori regali e che tutt’ora ne custodisce, nella vicina Cattedrale di San Pietro, le spoglie terrene. Enzo, del resto, entrò presto nelle trame della cultura popolare felsinea, che non mancò di ricamare su rocamboleschi tentativi di fuga e su presunti amori sbocciati dietro le sbarre, come quello per la contadina Lucia di Viadagola, che gli fece da vivandiera e che, secondo i racconti, ebbe da lui un figlio, leggendario capostipite della casata dei Bentivoglio.

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Oggi, a quasi otto secoli di distanza da questi avvenimenti, Palazzo Re Enzo, ultimato nel 1246, si prepara ad affrontare un accurato restauro dei suoi esterni, che durerà almeno un anno e che lo riporterà, insieme all’adiacente Palazzo del Podestà, all’antico splendore.

Gli ultimi interventi conservativi realizzati sul complesso, del resto, risalgono all’ormai lontano 2003 e l’attuale progetto, i cui ponteggi sono già in fase di montaggio, si propone di non interferire con le attività che hanno sede all’interno, pur puntando a un recupero completo di ogni mattone, decorazione e intarsio.

A cominciare, ovviamente, dai due leoni scolpiti ai lati del massiccio portone di ingresso, provati dalle intemperie e dallo scorrere del tempo al punto da rendere difficile distinguere di quali animali si tratti. I finanziamenti che renderanno possibili i lavori, già autorizzati dalla Soprintendenza ai Beni monumentali, provengono in parte dal Comune, che possiede il tratto più ampio di questo simbolo cittadino e che ha già stanziato un milione di euro, e per la restante parte dai titolari delle pertinenze private.

Ancora una volta, dunque, dopo le impalcature che oscurarono la facciata della Basilica di San Petronio e il cappotto metallico che da mesi avvolge la Fontana del Nettuno, un altro dei monumenti che rendono famosa Bologna nel mondo sarà celato allo sguardo, per il vivo disappunto dei patiti delle cartoline. La causa, però, è di quelle irrinunciabili, perché la prigione di Enzo promette di uscirne più bella di prima.

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