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In restauro “ L’Annunciazione”
del maestro bolognese Guido Reni.

Annunciazione_GuidoReni

Sono partiti i lavori per il restauro del dipinto di Guido Reni “L’Annunciazione” che costituisce uno dei capolavori più significativi della collezione della Pinacoteca Civica, testimonianza di eccezionale bellezza dell’opera del maestro bolognese, realizzata per la chiesa barocca di S. Pietro in Valle di Fano. Il restauro dell’opera è stato reso possibile grazie all’intervento di erogazione liberale del Lions club cittadino in applicazione della legge Art bonus, che sollecita l’intervento dei privati a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.

di Lorenzo Pedrini

Una vita agiata ma turbolenta, segnata dal successo e dagli eccessi, e un’opera che è simbolo delle tensioni contrastanti di un’intera epoca. Guido Reni, bolognese di nascita e di formazione, fu, per i suoi contemporanei, pittore di assoluta grandezza, ma la sua fama, alla lunga, pagò lo scotto della sua oscillazione fra i due poli espressivi che segnarono l’arte italiana del XVII secolo.

I critici del Sette e Ottocento, infatti, spesso gli imputarono di non essersi schierato con sufficiente chiarezza sul fronte dei carraccisti, nonostante fosse stata proprio la nota famiglia di artisti bolognesi a tenerlo a bottega, nella sua Accademia degli Incamminati, e di avere invece tentato una difficile sintesi con l’altra anima della pittura del tempo, quella caravaggista. Se dei suoi maestri ammirò il nitore formale e l’armonia compositiva, eredità principale dell’elegante classicismo raffaellesco, egli fu del resto testimone diretto dell’irruzione del realismo sulla scena pittorica e, da fine osservatore, non poté restarne immune. Trattò la materia sacra in una maniera personale e seppe sempre coniugare le tendenze naturalistiche d’avanguardia con la placida monumentalità che dettava la moda del tempo, guadagnandosi così committenze prestigiose in tutto lo Stato della Chiesa, oltre che all’estero, e dando sollievo a una borsa che, viste le abitudini liberali, si svuotava con una certa rapidità.


Lasciò testimonianza delle sue capacità a Bologna, Roma, Mantova e Napoli ed ebbe modo di lavorare a più riprese in terra marchigiana, da Osimo ad Ascoli Piceno, passando per quella Fano dove, tra il 1620 e il 1621, dipinse, nella Cappella Gabrielli della Chiesa di San Pietro in Valle, una magnifica Annunciazione. Il grande olio su tela di 266 x 168 cm, affiancato, sopra al piccolo altare, dal Sogno di Giuseppe di Giovanni Francesco Guerrieri e dalla Fuga in Egitto di Francesco Gabuzio, è ora in deposito temporaneo presso la Pinacoteca Civica di Fano, oggetto di un meticoloso restauro frutto dell’impegno del locale Lions Club.

Le fasi preliminari del delicato processo di recupero, supervisionato dai delegati dell’associazione e materialmente eseguito del restauratore Isidoro Bacchiocca, hanno dato conto di tre altri interventi realizzati negli ultimi decenni e sono servite, soprattutto, a gettare luce su una tecnica pittorica del tutto particolare. Il Reni, infatti, prima di inserire nella composizione i dettagli fisiognomici dei suoi soggetti, come le mani, i piedi e altre parti del corpo, era solito partire dagli sfondi e dai drappeggi delle vesti, e l’opera in questione non fa eccezione. Servirà qualche mese, dunque, per ammirare di nuovo le tonalità e i chiaroscuri originali, vivificati dalla luce che penetra da sinistra e modella i volti dell’Angelo e di Maria e in parte offuscati da precedenti restauri malriusciti. Si è deciso, comunque, di non correre troppo, perché gli studenti delle superiori, in autunno, possano assistere in prima persona alla fase finale dei lavori.

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