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Concluso il restauro al
telescopio di Schiaparelli

restauro al telescopio di Schiaparelli

Quattro anni, otto tonnellate e otto metri, sono questi i numeri decisivi su cui si è giocata l’opera di restauro del telescopio Merz-Repsold, attraverso il quale l’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli studiò il pianeta Marte. Sarà a disposizione dei visitatori del Museo della scienza e della tecnica di Milano.

di Alessandro Massacesi

Un arduo compito con una lunga storia iniziata nel 1878, quando Quintino Sella, allora ministro delle finanze, sostenne in Parlamento il progetto di un grande telescopio per l’Osservatorio milanese di Brera. Vide così la luce il Merz-Repsold, grazie al quale l’astronomo classe 1835 – che visse gli ultimi anni della propria vita a Monticello – individuò i canali del ”pianeta rosso” e ne definì la mappa completa, portando a termine uno studio pionieristico, che cambiò la storia, riuscendo a individuare dettagli fino a quel momento invisibili ai suoi predecessori e contemporanei.

Il telescopio negli anni successivi fu trasferito all’Osservatorio di Merate dove rimase fino agli anni Cinquanta. Usato sempre meno, le sue parti poi, vennero letteralmente smembrate e disseminate in depositi differenti: una fine ingloriosa per uno strumento che aveva consentito di fare una delle scoperte più importanti per il mondo dell’astronomia. Una degna conclusione per la carriera di Schiaparelli, che attraverso i suoi studi contribuì in modo decisivo a studi di diverse tematiche: le stelle doppie, le comete, la scoperta dell’asteroide Hesperia 69, fino al pianeta rosso, al quale iniziò ad appassionarsi quasi per caso.

Personaggio estroverso, nato in un paesino del Piemonte, Savigliano, in provincia di Cuneo, luogo di partenza di un percorso che per molti anni lo portò all’estero per approfondire i suoi studi sull’astronomia. Il ritorno stabile in Italia coincide, nel 1865 , col matrimonio con Maria Comotti; un legame che lo portò a frequentare assiduamente Monticello, dove la consorte era proprietaria di una bella villa in località Sorino.



Qui Schiaparelli è ancora ricordato come un uomo semplice, solito a lunghe passeggiate dove si intratteneva spesso con i contadini che coltivavano la terra a ridosso del monastero della Misericordia, dando a loro preziosi consigli. Un uomo con i piedi per terra, ma con lo sguardo rivolto al cielo, sguardo col quale, negli anni a venire, diresse l’Osservatorio di Brera e gli permise di far riecheggiare il suo nome tra le stelle. Moltissimi, infatti sono stati i riconoscimenti internazionali e gli omaggi dedicatigli dagli astronomi: un cratere su Marte, uno sulla luna, una dorsale di Mercurio, l’asteroide 4062, perfino la sfortunata sonda, precipitata su Marte nell’ottobre dello scorso anno porta il suo nome.

Se da un lato, però, la fama dell’uomo fu ampiamente ripagata, lo stesso non si può dire del suo telescopio. Negli anni successivi alla scoperta, il telescopio fu trasferito all’Osservatorio di Merate dove rimase fino agli anni Cinquanta. Abbandonato e dimenticato, le sue parti furono smembrate e trasportate in depositi differenti, chiudendo nell’anonimato una carriera che aveva consentito una delle più grandi scoperte del mondo dell’astronomia. Solo col 2010, nel centenario della morte di Schiaparelli avvenuta il 4 luglio 1910, il progetto di restauro fu dato in mano ad Arass, associazione per il restauro degli antichi strumenti scientifici– dell’Osservatorio di Brera, un miracolo degno di Lazzaro per dare al telescopio una seconda vita.

Il lavoro dei restauratori è partito da veri e propri rottami, anche arrugginiti e con pezzi mancanti, un incubo metallico che gli esperti del sodalizio sono tuttavia riusciti a superare assemblando il Merz-Repsold pazientemente tra le mura del Museo della scienza e della tecnica di Milano, nella sezione spazio e astronomia, dove questo settembre finalmente, proprio come Giovanni Schiaparelli, diventerà una delle icone principali del museo, un giusto ringraziamento al mezzo che, in fondo, fece nascere il mito dei Marziani.