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Acqua, ultrasuoni e chimica
per testare il balcone di Giulietta

Una suggestiva ripresa notturna del celebre balcone

In vista del restauro in autunno gli esperti saggiano la resistenza della struttura. La Tecnored, da anni impegnata nel settore, ha offerto al Comune di Verona le competenze dei propri specialisti

di Lorenzo Pedrini

Eros e Thanatos. L’Amore e la Morte, avviluppati nel loro tragico abbraccio, tessono da sempre il filo dei capolavori della letteratura, e forse della vita stessa. Tra le pene di Didone, la furia di Orlando e il male oscuro di Silvia, però, una sola tormentata passione, da più di quattrocento anni, mette in ombra tutte le altre, da quella che legò Tristano e Isotta a quella, fratricida, tra Paolo e Francesca, fino a al tradimento di Lancillotto e Ginevra, loro sciagurati ispiratori.

La scintilla di cui parliamo scoccò, secondo William Shakespeare, fra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, in una Verona del ‘200 dilaniata dalle lotte tra consorterie rivali, e il suo sfondo, parte integrante della storia, fu un noto balcone. Delle tante dolci parole che riempiono The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet, questo il titolo originale, le più indimenticabili, del resto, sono proprio quelle scambiate fra gli amanti dalla finestra di lei, affacciata dal palazzo di via Cappello che, fra fonti certe e tradizioni più labili, è divenuto per tutti la Casa di Giulietta.

IL MONUMENTO PIU’ VISITATO – A fare di questo massiccio edificio medievale situato nei pressi della famosa piazza delle Erbe il monumento più visitato dell’intera città, infatti, è bastata la presenza dello stemma familiare dei Capuleti (anche Cappelletti o Dal Cappello) sull’arco che conduce al cortile, mentre il balcone, di epoca gotica, fu posizionato dove si trova ora solo nei primi anni del Novecento.

Nonostante questo, però, il fascino che il luogo ha assunto, intriso di ricordi letterari e di un’atmosfera più che suggestiva, è di portata mondiale, anche grazie al sapiente recupero di un complesso monumentale tanto eterogeneo, pronto ora ad affrontare una nuova prova. In vista del restauro che il prossimo autunno, per la prima volta dopo sette secoli, metterà mano al marmo del balconcino, sono iniziate alcuni giorni fa le prove tecniche di collaudo statico della struttura, che ne verificheranno lo stato di conservazione.


UN INTERVENTO POCO INVASIVO – Ad offrire le competenze dei propri specialisti al Comune di Verona nei 15 giorni dell’intervento vero e proprio, sarà, a titolo completamente gratuito, la società Tecnored, che da anni lavora nel mondo della conservazione e dei restauri. Perché i tempi siano rispettati, intanto, si sono già attivati diversi professionisti, dall’ingegnere strutturista Paolo Bettagno a Marco Zandonà, di Veneta Engineering, e al restauratore Giordano Passarella.

Il primo ha così testato la resistenza del balcone con taniche d’acqua del peso di 800 kg, mentre il secondo ha utilizzato gli ultrasuoni per mapparne la superficie e il terzo ha condotto un’analisi chimica delle pietre che lo compongono. In attesa che i risultati confermino la fattibilità del progetto, pensato per essere il meno invasivo possibile e per non sconvolgere il flusso turistico, il consiglio migliore è quello di rileggere il Bardo di Avon, per vedere l’Amore e la Morte intrecciare i loro corpi ancora una volta, attraverso una finestra sulle rive dell’Adige.

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